FRANCESI E SPAGNOLI IN ITALIA
DUELLO
FRANCESCO I - CARLO V
Francesi e Spagnoli in Italia
L'Italia era, alla fine del XV secolo, il paese piu' prospero e civile d'Europa, ma anche il piu' debole, a causa del suo frazionamento politico. Era quindi naturale che ad essa guardassero con cupidigia le potenti nazioni europee. Con la morte di Lorenzo il Magnifico (1492) risorsero inoltre le ostilita' tra gli Stati italiani.
Sollecitato da Ludovico il Moro, nel 1494 calava in Italia il giovane e ambizioso re di Francia Carlo VIII, che si impadroniva con facilita' del regno di Napoli senza incontrare alcuna resistenza. Subito dopo pero', temendo per la loro stessa indipendenza, gli stati italiani formarono una lega e costrinsero Carlo a ritornare in Francia.
La discesa di
Carlo VIII era tuttavia costata assai cara all'Italia e le conseguenze si fecero sentire
anche dopo la fuga del re. A Firenze l'atteggiamento tenuto da Piero de' Medici di fronte
a Carlo VIII ne aveva provocato la caduta ed era stata creata, sotto la guida del frate
Girolamo Savonarola, riformatore politico e religioso, la repubblica. Nel 1498 pero',
avversato dai nobili e dal clero e scomunicato, il frate fu arso sul rogo.
Dopo Carlo VIII anche il suo successore Luigi XII calo' in Italia (1499) rivendicando il
ducato di Milano, che riusci' infatti a conquistare. Padroni della Lombardia, i Francesi
si allearono con gli Spagnoli per conquistare e spartirsi il Meridione, ma poi i due
alleati si fecero guerra e il Napoletano tocco' agli Spagnoli vincitori (1504).
Nel centro Italia
intanto Cesare Borgia creava un vasto Stato che subito dopo pero', con la morte di
Alessandro VI e l'elezione di Giulio II, crollava. Giulio II, preoccupato dall'espansione
veneziana verso i possedimenti papali in Romagna, creo' la lega di Cambrai (1508) e
stronco' definitivamente le
ambizioni territoriali di Venezia. Liberatosi dei Veneziani, Giulio II organizzo' in
funzione antifrancese la lega santa (1511) che, benche' sconfitta a Ravenna, fini' per
scacciare la Francia da Milano.
Il duello tra
Francesco I e Carlo V
Francia e Spagna
erano gia' avviate a essere un nuovo polo di rivalita' in Europa quando sul trono di
ognuno di questi paesi sali' un grande re: rispettivamente Francesco I e Carlo V, il quale
ereditava anche i domini degli Asburgo e veniva eletto imperatore. La Francia veniva cosi'
a trovarsi completamente circondata dalle terre appartenenti al potentissimo rivale. Gli
scontri tra questi due grandi re avvennero soprattutto in Italia, a piu' riprese.
Clamorosamente sconfitto a Pavia nel 1525 e fatto prigioniero, Francesco I, tornato in
liberta', organizzo' subito con il papa e altri signori italiani preoccupati dello
strapotere spagnolo, la lega santa di Cognac, che fu pero' sbaragliata e Roma messa a
sacco nel 1527. Anche l'estrema resistenza di Firenze fu spezzata nel 1530 dopo un
lunghissimo assedio. Per arginare la potenza spagnola Francesco I giunse ad allearsi con i
turchi, ma inutilmente.
Alla sua morte, nel 1547, sali' al trono francese il figlio Enrico II. Pochi anni dopo anche Carlo V, nell'intento di far ritornare la pace in Europa, si ritiro' dividendo il suo impero tra il fratello Ferdinando, cui lascio' i possedimenti degli Asburgo, e il figlio Filippo II che divenne re di Spagna. Con la pace di Cateau-Cambresis del 1559, seguita alla vittoria spagnola di San Quintino, fini' la guerra tra Francia e Spagna. Per quanto riguarda l'Italia, la Savoia tornava a Emanuele Filiberto, il ducato di Milano e il regno di Napoli restavano sotto la Spagna, mentre l'influenza spagnola si accuntuava su tutta la penisola.
Dopo la pace di Cateau-Cambresis del 1559 la situazione degli Stati italiani, taluni direttamente, altri indirettamente controllati dalla Spagna, ando' prograssivamente aggravandosi sia per l'arretratezza tecnica dell'agricoltura, sia per il peso insopportabile delle tasse imposte dai dominatori, sia, infine, per le conseguenze prodotte dalla colonizzazione delle Americhe, che mise in crisi i tradizionali traffici nel Mediterraneo e determino', sul piano economico, la crisi dell'oro. Questa difficile situazione provoco' a Palermo e a Napoli violente rivolte popolari sanguinosamente represse dagli Spagnoli.
Intanto nello Stato pontificio i papi consolidavano il proprio potere personale e mentre abbellivano la citta' di fastosi monumenti, si impegnavano anche a eliminare i mali che travagliavano i propri possedimenti, per esempio il brigantaggio. In Toscana Cosimo I de' Medici, autore di importanti riforme, ebbe il titolo di granduca, con la facolta' di tramandarlo ai suoi successori.
A Venezia, dove
l'influenza spagnola non aveva potere, il governo dei dogi ebbe violenti contrasti con il
papa, con i cui territori Venezia confinava, e con l'impero turco per il possesso di
Cipro. A quest'ultima vicenda e' legata la gloriosa vittoria di Lepanto del 1571. Oltre
Venezia, solo la repubblica di Genova, alleata della Spagna, conobbe in questo periodo un
certo benessere.
Intanto il ducato di Savoia, riorganizzato da Emanuele Filiberto, il vincitore di San
Quintino, comincio' a gravitare verso l'Italia, dove maggiori erano le possibilita'
d'espansione. La capitale divenne Torino e fu creato un esercito permanente. L'Italia del
Seicento ci presenta nel complesso un quadro di decadenza politica e morale.